“Ciao, ho fatto una cosa: ho passato al setaccio tutte le canzoni che hai fatto (almeno spero tutte perché sono veramente tante) . In tutte le tue canzoni hai nominato 113 paesi e 54 località. Per i paesi il record spetta a Clusone che è stato nominato 8 volte mentre per le località il record va alla Presolana, nominata 4 volte.”
Questo messaggio mi arriva dall’Anselmo Barbér de Gagenìga e sta a dimostrare tante cose, la prima delle quali ovviamente è che alcuni fan sono davvero fulminati. 🤣
Le altre riguardano un discorso ben più complesso che sta a cavallo tra il senso di appartenenza, quello di esclusione e un pizzico di demagogia.
Che alla gente smuovesse qualcosa dentro il solo sentire nominare il nome del suo paese io lo capii già agli esordi del Bepi, a metà degli anni duemila: la seconda canzone presentata al pubblico, infatti, era “Capiit?!” (2004) dove c’era un bell’elenco di paesi che al pubblico piaceva un sacco sentir nominare.
Perché? Beh, perché magari quel paese era il loro o semplicemente lo conoscevano bene.
Questa cosa riduceva immediatamente le distanze tra artista e pubblico, anche in maniera inconscia, un po’ come quando un canale nazionale ci mostra immagini delle nostre zone.
Noi, prima ancora di quei nomi, di quei cartelli e di quelle strade, conosciamo perfettamente quei colori e, dalle immagini della TV, saremmo quasi in grado di descrivere i profumi che lì si sentono.
Cercai di spiegare questa cosa anche ai vertici di Bergamo TV quando, 16 anni fa, proposi un quiz sul territorio: “Voi non avete idea” dissi “di che effetto fa anche solo leggere sullo schermo il nome del tuo paese…”
Oggi siamo già più abituati; qualcuno avrà notato che al Bepi Quiss le domande che hanno 4 paesi come possibili risposte sono drasticamente calate, ma quell’emozione c’è ancora, non crediate!
Non appena, sbam, compare in TV la fotografia (o il video) di un luogo a noi molto familiare, quel sussulto in noi c’è sempre e scatta subito il “pòta, ma lé l’è…”
È esattamente ciò che voglio.
Quest’anno è successo, se ricordate, col concorrente di Morengo che, neanche a farlo apposta, è incappato in una domanda che riguardava una zona a pochi metri da casa sua.
“Oh bestia!” ha commentato a caldo, ridendo. La sua reazione diceva tutto, quasi a significare: “Ma del bu? E se adès la sbaglie?” 😂
Perché ho parlato anche di senso di esclusione? Perché il discorso vale anche al contrario: quando una cosa ci appare lontana, sconosciuta, straniera, il nostro coinvolgimento cala.
Possiamo apprezzare, certo, ché di posti belli al mondo ce n’è, ma niente è come casa tua.
È proprio quel distacco che cercai di raccontare nel 2011 mandando “E cante chi?” alle selezioni del Festival di San Remo (i l’avrà mai gnè scultàda, ma amen):
“E cante chi l’ seghéta a ardà chèl’ótra zét…e l’ s’è mai ést dét” (E canto chi continua a guardare l’altra gente…senza mai in essa riconoscersi)










