Referendum? A Bergamo? Davvero? Quando? Ieri? Ma no…

Sono acuto io? O sono tardi gli altri? Forse né la prima né la seconda, ma, nelle parole dei soloni insopportabili della TV e ancora più nell’imbarazzato (e imbarazzante) silenzio-stampa dei quotidiani locali, leggo tutta l’idiozia ipocrita che aleggia come una nuvola di polvere su questo referendum vinto dai NO.

Sono lì da vedere, i numeri, signori: possibile che solo io li sappia leggere?

In Italia ha vinto il NO, certo, ma la provincia di Bergamo è la quarta (su un totale di 38) per percentuale a favore del SÍ: 60,1 % delle schede!

Letto bene: 60,1 %!

Sono più di 20 punti percentuali di scarto, ben oltre gli 8 che pure hanno consegnato una vittoria “larga” ai NO.

E cosa scrivono i giornaletti bergamaschi oggi, sempre pronti a fare i grilli parlanti (a gente che non li caga di striscio, ovviamente, ma che è in giro ogni giorno per strade, ponteggi e cantieri e non sui social a esprimere opinioni)?

Niente! Non scrivono niente! Parlano d’altro, si nascondono dietro i funerali…

Ma vi rendete conto?

E chi sono gli altri uguali a Bergamo? Quelli più o meno come noi (Sondrio e Brescia in primis, ma anche il Veneto e il Friuli Venezia Giulia): quelli che lavorano anche per la parte di cartina italiana colorata di rosso, tirano la carretta e fanno ogni giorno i conti con quel degrado squallido che pure qualcuno si ostina a chiamare “risorsa”.

Province dove si vota storicamente a destra” ha detto qualcuno.

No, non è del tutto esatta ‘sta analisi.

Dove se ne hanno pieni i cosiddetti di una giustizia che giustizia non è; una giustizia che ti rovina la vita se passi col rosso (e hai magari due cosette intestate), ma che non ti leva dalle palle uno che ti minaccia per la decima volta con un coltello o una pistola, ti mette a soqquadro la casa, ti devasta il negozio, ti molesta, ti ruba, ti ammazza, ti borseggia, ti distrugge la giornata e spesso l’esistenza intera.

Nessuno sapeva una mazza su cosa volesse dire “separazione delle carriere”, fidatevi!

State sopravvalutando (ma tanto tanto tanto) quel “popolo sovrano” di cui ieri ci si è riempito la bocca (in alcuni casi pure rifatta).

La gente non sapeva un cazzo, né quelli che hanno votato sì né quelli che hanno votato no.

Semplicemente si è pensato (ingenuamente?) che se quelli che la pensano come te ti chiedono una mano è perché forse non hanno altri strumenti formali per imporsi.

Eh sì, perché nemmeno la maggioranza parlamentare (netta) ormai pare bastare. Hanno ragione ancora gli altri, capite? Quelli che sono di meno (lo dicono i numeri) eppure comandano!

Aspetta un secondo che scandaglio bene il significato di “democrazia”…perché l’ gh’è argót ca l’ quadra mia!

Chi ha paura di quello che succede un metro fuori dalla sua porta di casa ha votato SÍ.

Chi per sua fortuna non conosce questa paura ha votato contro il Governo Meloni, “amico di Trump”.

Chi ha perso ogni speranza, infine, si è pulito il didietro da tempo con la scheda elettorale, come mi ero ripromesso di fare anche io, peraltro.

È chiaro come il sole. Fine della lettura.

La frase “Separazione delle carriere” a Bergamo, a Brescia, a Padova, a Verona…è stata letta come “Maggiore Sicurezza”.

La complicata riforma, per chi ha votato SÍ, significava che se subisci un torto forse qualcuno ti difende invece di farti passare coglione (o mandare addirittura te in galera).

Ah, voleva dire altro? Beh, non l’abbiamo capito! Questa sì, sarà stata forse una colpa della destra.

Ha votato SÍ chi pensa che Via Novelli, via Paleocapa e via Giorgio Paglia dopo le 19 a Bergamo siano una merda inaccettabile, come lo sono certi centri storici pieni di gente che non si sa cosa è lì a fare e che può fare tutto quello che stracazzo vuole “che tanto l’ ta fa negót nissü”…

Hanno votato NO quelli che non sanno nemmeno di cosa sto parlando, hanno paura dei “fascismi” e passano la vita ad attaccare bandiere colorate sul terrazzo.

Come dico spesso al Bepi Quiss: “Se un oggetto a casa tua non ce l’hai, non ti preoccuperai nemmeno di dargli un nome”.

Allo stesso modo penso che se un problema non ce l’hai, non puoi capire nemmeno chi si danna l’anima per risolverlo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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