A pag. 227 di “Prima appendice di Proud”, nel 2017, scrivevo a proposito del brano “Noi del nord” (album “Da 10 me” – 2017):
“Il dubbio che più mi attanagliò quando concepii questo pezzo fu su quanto non fosse in realtà anacronistica l’ennesima contrapposizione tra nord e sud Italia. Le differenze più tangibili e potenzialmente pericolose, ovviamente, parevano essere diventate altre: gli stranieri di fede islamica in primis, ma anche quelli che arrivavano sempre più numerosi dall’Africa, costringendo tutti quanti a una forzata e prematura multietnicità. Che senso aveva stare a rivangare queste scomode diatribe da boom economico degli anni ‘50 che parevano buone solo per farsi affibbiare, una volta di più, l’epiteto di “razzista leghista”?
Forse allora sottovalutavo un poco, invece, l’aggressività delle nuove ideologie.
“Un poco”, ho scritto, perché la frase del titolo, in qualche modo, diceva già tanto.
E si sta parlando di quasi dieci anni (se aggiungiamo il tempo che intercorre tra il pensare una canzone e pubblicarla finita).
Per chi non la conoscesse o non la ricordasse, eccola qua!









