An sè dét amò c’an nèga?

È questo il terribile periodo delle date premonitrici del meteo: i famosi “40 dé de aqua” che, a seconda dell’incastro tra i vari detti popolari, possono diventare molti di più.

“Se l’ piöf ol dé ‘SSanta Crus i è 40 dé piuùs” (ed era il 3 maggio. Ché la mia piüìt)

“Se l’ piöf ol dé ‘SSant Gotàrt i è 40 dé de aqua” (era il 5 maggio. Ché l’è gnìda zo a sidèi)

“Se l’ piöf ol dé ‘lla Sciènsa per 40 dé ‘n sè piö sènsa” (e sarà il 14 maggio)

Capirete che si tengono d’occhio con una certa apprensione almeno le prime tre date fissate della stagione: 30/05 Rovetta, 11/06 Berzo San Fermo e 12/06 Brembilla (lé però ‘n gavrès de is töcc a tècc).

Ma cosa succede quando piove?

Beh, può essere una piccola sfighetta sulla quale ironizzare, può trasformarsi in qualcosa di bello (come du agn fa a Piassa Brembana, quando andammo tutti quanti a taragnare in paese felici) come può essere un vero e proprio dramma.

Molto fa la possibilità di recuperare a breve quella data. Se si trova subito un accordo con gli organizzatori, le conseguenze non sono mai così negative, né per noi né per loro.

Se invece siamo nel segmento “o adès o ciao”, pòta, è il caso peggiore.

A volte (se c’è un tetto, almeno per te) suoni comunque, magari davanti a 4 gatti, con il vento gelido in faccia e i Prismas che non ti cagano di striscio, tutti intenti a coprire coi cellophane il loro strumento a ogni folata, mentre tu intrattieni la “folla sterminata” che di tutto ha voglia fuorché delle tue balle.

Quando avrai finito di mettere via le tue cose in auto, ormai ridotte a poltiglia, ricoperte di fango, non di rado nemmeno più funzionanti, andrai dall’organizzatore il quale ti guarderà malissimo, incurante del tuo sforzo, e ti pagherà dandoti 5 euro per volta, facendoti sentire esattamente quello che sta rubando dalla cassetta delle offerte in chiesa.

“Pòta, ghéi de fa i cuntràcc igliura?” obietterà qualcuno “È giusto che li si faccia valere!”

Sé, sé, ma spèta ü segónt!

Se hai un contratto firmato, scattano tutte quelle odiose variabili della serie “se l’annullamento avviene prima di tot“, “se il service ha già montato…”, “se la band è già sul posto…”, tutte cose che non sopporto perché ti costringono a diventare uno squallido e avido burocrate, la figura più lontana dell’universo da ogni sedicente artista.

Sai bene che quella festa difficilmente ti chiamerà ancora perché fondamentalmente hai preso e non hai dato. Punto. Ol rèst a l’ vansa.

E quando un contratto firmato non ce l’hai?

Ah beh, lo prendi in quel posto (l’anno scorso è capitato) bello dritto!

“E tu perché non lo fai firmare?” obietterà lo scassapalle di prima.

Semplice: perché l’è fadìga. Significa tenere sott’occhio un’infinita serie aggiuntiva di cose (caparre, fatture, eccezioni…): serve un ordinato manager che lo faccia, io non ce l’ho e de fal mé gó mia òia.

Tuttavia, se è vero che il Bepi l’è ü tipo facc zo ala buna, preferisce ragionare ala buna con de l’ótra zét ala buna.

Quando gli organizzatori al telefono mi dicono, già in preda a un’ansia smodata, magari otto mesi prima dell’evento: “E se quel giorno piove?” io rispondo sempre di stare tranquilli che, se siamo gente minimamente intelligente, una soluzione che non scontenti nessuno la troveremo (poi non sempre è così, ma la mia frase suona sempre immensamente rassicurante: il peggior interlocutore è quello che vuole nero su bianco tutto e loro lo temono oltremodo).

E quando piove per troppo tempo senza dare tregua?

Beh, qui serve che siano gli altri a rassicurare me perché la mia idea ultra-pessimista è quella che non solo la stagione potrà essere fortemente condizionata, ma l’intera tua carriera.

Qualcuno di voi ricorda forse il meteo di maggio/giugno del 2008? No? Io sì, invece! Sapete perché?

Perché quel pessimo inizio d’estate rovinò una marea di feste che di noi conservarono e conserveranno un ricordo negativo.

Non era colpa nostra, chiaro, ma lì si dirà ancora che quando è venuto il Bepi “ci hanno perso”.

Nüminìglo gnà piö! E de l’aqua a sidèi che la gnìa zo non dirà niente nessuno.

Ah! Dimenticavo: la “Sciènsa” è l’ascensione al cielo di Gesù.

La sciensa co’ la S minuscola dice che sono tutte cazzate.🤣

 

 

 

 

 

 

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