Una manica di rincoglioniti. Quello credo che siamo diventati. Non un popolo evoluto e civile, come crede di essere. No: una manica di rincoglioniti.
Crediamo di essere rispettosi, inclusivi, ecologici e invece siamo dei rincoglioniti che hanno perso la capacità di tirare fuori gli attributi, dello stare al mondo, spianando la strada a tutta la merda del pianeta.
Non me ne frega niente di cosa dice la Legge: “legale” e “giusto” non sono necessariamente sinonimi.
La Legge è anche quella che nel 2021 ha tentato di impormi le deliranti, vomitevoli derive fasciste di un Presidente del Consiglio eletto da nessuno.
Il mio cane cammina libero per sentieri e fa il cane. Sì, di quelli lì “bastardi” che non appartengono ad alcuna razza. Chissà perché la parola “razza” per i cani è di gran moda, mentre per gli umani è diventata tabù assoluto…
Anzi, un perché c’è: perché siamo una manica di rincoglioniti.
Se il mio incontra un altro cane, come è giusto che sia, va ad annusarlo e poi decide se ignorarlo, giocarci o bisticciare: non manderà il vostro dal veterinario, tranquilli! E il vostro non manderà dal veterinario il mio. Se pròpe pròpe i ‘lla tè ‘mpó tròp lónga an ga rierà öna pessàda ‘n dol cül.
Se non siamo dei rincoglioniti, ovvio…
E se incontra un cane assassino? Beh, non dovrebbero neanche esistere, i cani assassini.
Ai miei tempi non c’erano. Sapete perché adesso ci sono? Perché ci sono gli imbecilli che li vogliono e, infatti, eccezion fatta per quelle povere anime che li hanno tirati fuori dai canili (dove il più delle volte finiscono), sono sempre gli imbecilli quelli che li hanno in mano.
Teniamo i bambini legati! Così non si faranno del male se incontreranno altri bambini.
Vi sembra assurdo? Strano, eppure ragioniamo così.
“E se uno ha paura dei cani?” Beh, se la faccia passare! Pensa te come sono inclusivo io! Perseguitemi! Multatemi!
I cani fanno parte della nostra vita, sono diventati elementi imprescindibili del nostro modus vivendi. Questo non è rispetto: è involuzione, rammollimento, rincoglionimento, appunto…
Allora se domani decido che un negro mi fa paura in quanto tale cosa fate? Fate in modo che non mi possa avvicinare? Potrei rispondervi come fate voi, che “ognuno ha la sua sensibilità”.
Mi mandereste a cagare, no? Beh, fareste bene.
Ce li meritiamo, i maranza. Ce li meritiamo quelli che non sanno neanche come si scrive la parola “rispetto”.
Noi, invece, siamo qua a parlare di “assessore” e “sindache”, a demonizzare quelli che ancora osano bruciare nella stufa dell’inquinantissima legna di frassino o di carpino, quelli che fanno una battuta che piglia vagamente per i fondelli una delle categorie sensibili (éi mia ‘mpó tròp rompicoioni ‘ste categorie sensibili?)
Sono cresciuto in una società dove le barzellette omofobe e sessiste erano all’ordine del giorno, i cani giravano per il paese liberi, i cancelli delle case erano spalancati e i vecchi, uscendo dall’osteria, pisciavano contro il primo muro, incuranti della scritta “vietato lordare”…
Certo che era sbagliato, ma vi ricordo che quegli stessi vecchi erano quelli che costruivano muri a secco che tenevano su montagne intere e l’erba di quei segaboli dava da vivere “onestamente” a intere famiglie.
Oggi quei muri sono crollati oppure sono coperti di spine: davanti ci passa un sentiero invaso da quattro rincoglioniti con la bici elettrica che, una volta posteggiata, va legata con sette antifurti da aprire e chiudere con la domotica più evoluta la quale vi consente di controllare il vostro mezzo anche quando siete nell’altro emisfero.
Ma vedrete che ve la ruberà lo stesso il primo stronzo, magari arrivato dal paese di Sarkazzo, seduto su una delle nostre panchine, non si sa bene a fare cosa.
E non ve la ruberà certo perché avrà trovato la password della vostra stupida app, ma perché, vedendovi passare, si alzerà come niente fosse e vi minaccerà con un coltello, così voi la bici gliela darete volontariamente, dopo aver portato a casa magari anche due bei pugni “inclusivi” sul muso.
Ma voi continuate pure a rompere i coglioni a me perché il mio cane vi ha annusato le caviglie o è andato dal vostro a chiedergli se voleva giocare, trasformando il bosco in un inferno di isterici urli.
Urli di chi? Di rincoglioniti, ovvio.








