Fabrizio Cattaneo, Presidente del gruppo folk I Gioppini di Bergamo, mi scrive di evitare la parola “Giupì” col significato di “persona poco seria”.
Così facendo, però, perpetua forse inconsciamente l’ormai secolare tradizione delle contraddizioni che animano la veemente e verace anima della più celebre maschera bergamasca.
Anche nel mio monologo “E io cosa c’entro?”, se qualcuno ricorda, dedicavo un lungo passaggio a quest’argomento.
Siamo orgogliosi o no noi bergamaschi di Gioppino? È il nostro eroe o no? Picchia i cattivi, difende i nostri valori, parla un po’ come noi, dimostra in ogni suo spettacolo che scarpe grosse e cervello fino alla fine trionfano sempre.
Eppure il carattere burlesco che si porta in dote non lo avvantaggia; è pur sempre una maschera iperbolica.
Gozzuto, ubriacone, scansafatiche, con una parentela improponibile: Zanica, paese che la tradizione ha individuato come luogo natio del nostro, non gli ha voluto certo bene in passato.
Ricordo d’aver letto una frase ingenua di qualche giornalista sul celebre episodio che vide il burattinaio Strambelli proprio a Zanica minacciato e malmenato.
Si raccontava che il suo affronto fosse “aver fatto ballare” Gioppino.
Mi si consenta di propendere per un banale errore di comprensione del termine “balà”.
“Fa balà i giupì” non significa farli ballare, ma mettere semplicemente in scena un loro spettacolino; i burattini, insomma, ballano nel momento stesso in cui il braccio del burattinaio si alza e li porta in alto, visibili al pubblico.
Strambelli non ha provocato con alcuna danza, ma semplicemente dicendo implicitamente agli zanichesi: “Questo qui è uno di voi”.
“Chi? Uno così?” Giù legnate! 🤣
Sono cambiati i tempi, è vero, ma la reazione dei bergamaschi nei confronti dei Gioppini no.
Si ride sguaiatamente alle sue battute, gli si vuol bene, lo si guarda con affetto, lo si va persino cercando, ma che non provi a salire di grado “ché non sarebbe mai in grado”.
Ci piaccia o no, il termine “sgiupinàda” è ben più diffuso di “sbambossàda” e comunque ha un significato diverso: vuol proprio dire “ciò che vorrebbe essere ben di più, ma finisce con l’essere poca e brutta cosa”. Nel termine “sbambossàda”, invece, questo peccato di tracotanza non è ravvisabile.
Non sono forse un po’ un Gioppino anche io?
Siate sinceri: chi di voi non conosce “Disco Sexy Bar” o “Kentucky”? Tutti sanno chi sono, qui.
Eppure, per quanto da decenni io abbia fatto e stia facendo di tutto e di più, abbia scritto libri, condotto trasmissioni in TV, cambiato gradualmente la mia proposta, rimango comunque uno che si guadagna da vivere salendo su un palco, cantando, recitando, facendo spettacolo…
Sì, insomma, con “di sgiupinàde”.
“Probabilmente ci migliorano la giornata e l’esistenza, però, ecco, vanno messe da parte quando di parla di cose serie.”
Immaginate il Bepi che, a un certo punto, che ne so, si candida in politica! Provocherebbe una reazione ben più stizzita rispetto a uno che fino al giorno prima faceva l’artigiano, l’operaio, il commerciante…
La vera domanda, però, è un’altra: al Bepi come al trigozzuto Gioppino interessa davvero uscire dalla sua area “Sgiupinàde” oppure, in fondo, questa viene interpretata anche come una sorta di comfort-zone dove vengono concesse deroghe che il mondo “serio” non tollererebbe?










