Il caso-Roggero, qualcuno lo avrà notato, mi ha portato a inserire più spesso del solito “Un uomo buono” nelle scalette di Bepi & The Prismas e ad andarmi a rileggere ciò che ne scrivevo a riguardo in “Prima appendice di Proud” (2017), il piccolo libro dove raccontavo l’esegesi delle canzoni finite negli album “Nöf” e “Da 10 me”.
A distanza di quasi dieci anni la mia posizione non cambia.
Sono conscio che la mia idea è pericolosa e probabilmente, proprio per questo, anche poco attuabile e gestibile dalla Giustizia di un paese moderno, ma quello penso e non ne faccio mistero.
Non vedo alcuna scusante per chi deliberatamente viola la proprietà privata per sottrarre cose si presume guadagnate con merito e fatica e in ogni caso non sue, ma ancor meno scusanti posso tollerare per chi lo fa con inaudita, gratuita violenza.
No, non ne vedo proprio nemmeno una e sono talmente irritato da chi anche solo prova a trovarne che neanche accendo la radio per non farmi ulteriormente male.
Provo veramente un male fisico, credetemi!
Sento dolore per ciò che interpreto come un Valore assoluto e sacrosanto calpestato, violentato, oltraggiato da una Giustizia che non solo non è degna di questo nome, ma diventa pure Cattiveria, Paradosso, Follia, Scherno…Vomito.
Ecco, sì: credo che un fiotto di fetido vomito esprimerebbe appieno ciò che penso di lei.
A scanso, però, di equivoci e ritenendomi io un cantautore e non un polituncolo da strapazzo, voglio ricordare che “Un uomo buono” vorrebbe essere un’opera d’arte (e la sa ciàe pò ala modestia) e non uno slogan politico.
Se volete accusare me di estremismo o di populismo, fatelo pure, che sai quanto stracazzo mi frega, ma la canzone no. Quella è ben altro!
La canzone racconta di un processo mentale oggettivo che va ben oltre la divisione politico-morale che sta alla base della storia.
La canzone semplicemente informa su come una serie reiterata di diritti calpestati (o interpretati come tali) possa portare una persona “normale” a una reazione incredibilmente, inaspettatamente rabbiosa, letteralmente incurante di dove stia veramente la ragione.
Sì, esatto: a un certo non te ne frega più niente. Il tuo IO più profondo non ti lascia nemmeno il tempo di chiedertelo, perché ci sono due giustizie: una riconosciuta da uno o più stati e poi la tua, vera, viscerale, che non ammette più alcun “se” e alcun “ma” e fa tutto da sola, forse senza avere nemmeno il tuo, in fondo, di consenso.
Nella canzone io non dò ragione all’uomo buono, come qualche idiota venne a dirmi ai tempi, proprio perché ho la boriosa velleità di scrivere sempre qualcosa di più di banali opinioncine da social network.
Io racconto ciò che un uomo buono potrebbe arrivare a fare.
E Mario Roggero è la prova che lo può fare davvero (toh, il Bepi ci aveva visto giusto. Che novità…)
Solo che a lui è andata male e all’uomo buono no.
Perché le canzoni le scrivo io e, già che ci sono, le faccio finire come mi pare e come, perché no, chissà quante volte, per nostra fortuna, sono davvero finite.









