Ri-pronti! Ri-partenza! Ri-via!

Buon 2026! 🙂

Si riparte con le nostre cosette, con l’incognita di come sarà questo nuovo anno.

I Prismas, soprattutto, hanno aspettative alte, in linea con i “fasti” del 2025, ma io, che sono un po’ più navigato di loro, li invito sempre a non esporsi troppo al rischio di rimanere scottati.

Le variabili sono tante: a parità della qualità offerta (mai cambiata, onestamente) e, in fondo, anche dal prezzo (costiamo meno che vent’anni fa), abbiamo visto risposte alquanto lontane tra loro in questo lungo arco di tempo, spesso motivate dalle ragioni più futili del mondo.

Storie spesso già viste, peraltro. Basta guardare la vita di altre band, più datate e famose di noi: “Up and down: mè ca to sa üset”.

Piaci o non piaci a seconda delle mode, dei cicli vitali degli altri (adesso abbiamo davanti al palco i figli di quelli che c’erano vent’anni fa), di episodi spesso completamente casuali (che è il motivo per cui spesso mi incazzo così tanto, tipo a Rosciate qualche anno fa), ma anche di altri che, come datteri, bisogna lasciare maturare lentamente, per anni e anni.

A chi mi chiede se sono contento di come sia andato l’anno scorso rispondo che solo un coglione risponderebbe: “No”, però vi posso anche dire che rarissimamente mi vedrete raggiante.

Un buon motivo per non esserlo tranquilli che io lo trovo sempre, ma, al di là di questo atteggiamento che di suo sarebbe solo puerilmente disfattista, io mi fido del mio istinto.

A quello non puoi comandare: non lo decidi con la ragione se quella roba che hai appena fatto “ti è piaciuta”.

La verità è che mi sento un po’ un commerciante che continua a vendere il suo prodotto senza metterci chissà quale passione profonda, pur conscio che è una grandissima fortuna poterlo ancora fare.

Lo sappiamo tutti che quel che lo ha reso celebre nel suo fazzolettino di terra il Bepi lo sa fare bene, ma io non me la sento più di dire che la musica è la mia ragione di vita. Semplicemente, finché il fisico e la voce me lo consentono, regalo (anzi, siamo onesti: vendo) alla gente quel che pare farla stare bene.

E allora in cosa la troverei oggi quella passione di cui vado parlando? Eh, chèla l’è la domanda di domande!

Ho scribacchiato alcune cosette nuove, ma la voglia di concretizzarle davvero mi manca completamente, schiacciato come sono dall’evidenza che mi dice che di queste cose frega niente a nessuno e io quel “bisogno” impellente di partorirle, in fondo in fondo, non ce l’ho.

Prometto comunque impegno sul palco: “Sei sempre il solito animale da palcoscenico!” rimane un bel complimento da portare a casa.

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