Ciao estate 2025…un po’ mi mancherai!

Si conclude, con la grande festona benefica in metà di mille (io, Bobo A4, Al-ber-to!, l’Uomo Sensato, Re Darayavaush, Stephan Còchet, Andrea Ravasburger, Grrrrregory Grrrrritti, Luciano Ravasio, Doctor Faust…) da Rinaldi Gomme a Suisio (30/08), una stagione davvero straordinaria, con tanti concerti, andati tutti bene, tanta gente, tanti momenti fantastici e un “ritorno” quasi violento del fenomeno-Bepi che può essere analizzato sotto molteplici aspetti.

Mi offende chi mi chiede come mai ero sparito in questi anni.

Non ho mai smesso di fare musica e/o concerti e soprattutto non ho mai smesso di farli bene: la gente assiepata davanti al palco, diciamolo, non è mai mancata, ma le date, pòta sì, quelle un po’ in sistema erano drasticamente calate negli ultimi anni, causando anche una reazione stizzita da parte del sottoscritto, a un certo punto.

Del resto, quando semini, semini, semini, a un certo punto pretendi di raccogliere, se no ch’i sa ciae töcc! S’pöl fa anche argót d’óter in da éta!

Mi offende anche chi crede che questa nuova impennata beposa sia figlia di un mio cambio di stile, di atteggiamento, di comunicazione.

Tutte balle! Mé só sèmper chèl!

L’impegno mio non è mai mancato; alla base di tutto sono convinto restino le folate delle mode (anche se a volte dettate da esigenze di costume, più che dal vero e proprio caso).

Certo, mi ha aiutato il meteo (fondamentale, determinante anche in prospettiva: quando una data va male perché piove, agli organizzatori resta il ricordo di una data andata male, non di una data piovosa), ma anche trovare una squadra super efficiente e affiatata come quella dei Prismas.

Ancora di più mi ha aiutato trovarla quasi sempre libera e pronta a venire con me, questa squadra, perché té ta pö anche iga lé chi brai, ma se chi ch’i laùra de piö de tè i ti a pórta vià, pòta… To sé amò ‘n dol cap e ‘zzich pérghe.

Giustamente qualunque lavoratore, come è logico che sia, va dove il mercato richiede le sue competenze: non è a lui che vanno chieste chissà quali posizioni di ideale, anche se non è escluso che alcuni comunque ne abbiano e le tengano in considerazione nel dire sì o no.

Come vent’anni fa, anche oggi so bene che non sarà per sempre così, perché è naturale che questo sia l’up and down del mercato e mica solo di quello. Non so nemmeno quanto sia giusto che io cerchi di prevederlo, di domarlo, di indirizzarlo: ala fì la zét la fa amò chèl che la ga òia!

Se sono soddisfatto di ciò che sto facendo? Mah…Sì, dai: non è esattamente ciò che avrei voluto e sperato, ma, come si dice spesso, “l’è ü pecàt a lamentàs”.

Sto facendo un po’ (solo un po’) mia la teoria che probabilmente io so fare davvero bene delle cose che non sono necessariamente le stesse che io credo di maneggiare meglio.

Quando, che ne so, qualcuno mi chiede dell’operazione “Melo & The Poms”, intrecciata ai due romanzi “Il Castello” e “Cuore di pietra”, oggi rispondo semplicemente che è una storia lunga e ma sa fèrme lé.

Tròp tanta fadìga a pruà a dóma a spiegàga la rava e la fava!

Quando qualcuno mi dice che “I du camios” per lui è la canzone più bella del mondo, ciape e pórte a ca ‘l cumplimént, senza necessariamente volergli far sentire a tutti i costi anche “Gli opliti digitali” (che probabilmente non gli piacerà o continuerà a non piacergli).

A proposito di opliti digitali: ogni tanto penso a quando creperò, al titoletto sui giornali locali e ai commenti degli utenti sotto…

Meno mal che saró mórt!

 

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