Una storia singolare…

Se n’è andata l’altro ieri (16/07/2025), Patrizia, che molti di voi sui social avevano conosciuto col nome di Alessandra. Una piccola bizzarria, questo suo pseudonimo, tra le tante, tantissime che hanno caratterizzato la sua esistenza, almeno per ciò che consentiva di lei arrivasse a noi semplici conoscenti.

Sarà forse per quello che tanto si era affezionata ai miei lavori, conosciuti inizialmente per eventi, tutto sommato, casuali, tanti anni fa, e da lei approfonditi personalmente parecchio tempo dopo.

Come può una romana d’origine ascolana avere tanto a cuore un artista bergamasco?

Era solo una delle domande che le si sarebbe potuto rivolgere. Chissà, forse le sue risposte non le avremmo nemmeno capite…

Patrizia era appassionatissima, tra le altre cose, di esoterismo e, benché io non possa dire che riuscissimo a “dialogare”, ha offerto un’analisi davvero nuova ed interessante di ciò che faccio.

Lasciando perdere gli aggettivi davvero esagerati (e un filo imbarazzanti) con cui mi dipingeva costantemente, era affascinata soprattutto dal mio romanzo “Il Castello”: sosteneva fosse un concentrato di simboli esoterici che non potevano esser frutto del caso.

Credo ne abbia regalato almeno quindici copie in giro. E chi le riceveva spesso veniva trascinato in quel suo stesso vortice di curiosità magnetica, riconoscendo in lei una sorta di certificata guida spirituale (anche a Clusone erano tantissimi i suoi “adepti”).

I luoghi raccontati in quel libro, almeno quelli concentrati nelle pagine finali, siete liberi di crederci o no, sono stati oggetto di veri e propri pellegrinaggi, con tanto di analisi delle vibrazioni, naturalmente misurate in bovis.

Quando le dicevo che però, pòta, no, niente di quel che pensava era stato davvero da me voluto e cercato, diceva che il fenomeno era ancora più incredibile e potente, in quanto io non ero nemmeno conscio di essere il depositario di questa specie di dono.

Come ü che l’ ga ‘l sègn, insóma!

Io, devo essere sincero, non le ho mai creduto, ma le sono sempre stato grato per tutto quello che oggettivamente ha fatto per le mie opere (“Gleno” la affascinava oltremodo, così pure il disco di Melo & The Poms), contribuendo non solo a diffonderle, ma pure a una lettura, un ascolto, un’interpretazione decisamente differenti da quelli classici.

Capitava che partisse da Roma apposta per venirci a vedere: le piacevano i Prismas e mi raccomandava di tenere da conto soprattutto Finazzi, la cui positività innata era rara e preziosa. Prendeva in affitto un appartamentino in via Val Flesh a Clusone e lo trasformava in un suo piccolo regno di essenze, simbologia ebraica, sassolini…di tutto!

Sapeva che amavo il vino rosso: ogni anno mi regalava un paio di jeroboam di un esclusivo Piceno, di quelle che il produttore riservava solo a pochi eletti…

Öna l’è amò ché: quando le tirerò il collo il pensiero non potrà andare che a Patrizia.

Un giorno le chiesi il favore di recapitare una Limited Edition di “All the young dudes” (la cassetta di legno coi vini) al buon Augustarello, barzellettiere di Roma conosciuto a “Caduta Libera”, verso il quale ero in debito: lei caricò la cassetta in auto, la portò dal fratello a Roma che “stava a Monte Mario” e er giorno dopo Augustarello me chiamò pe’ dimme che “nun ce credeva manco lui, ma la cassétta stava ner negozio suo!”

E DHL, TNT, UPS e SDA…muti! 🙂

Ciao Patrizia. Da oggi abbiamo una fan di quelle speciali, molto speciali, in meno.

 

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