“Bepi quando pubblichi una canzone nuova?”

Fa sempre piacere ricevere mail o messaggi di giovani (e meno giovani) fan del Bepi che chiedono quando uscirà qualcosa di nuovo. Un po’ meno piacere fa rispondere loro che non sentiranno nulla di nulla, almeno a breve, perché da parte mia non c’è nemmeno l’intenzione di mettermi a creare.

Musicalmente, lo dico sempre, potrei scrivere decine di pezzi al giorno: se io fossi un mignottone oppure lavorassi su commissione, probabilmente, potrei anche tirar fuori dal cilindro cose che piacerebbero tantissimo, senza necessariamente scrivere banalità, bensì semplicemente rimanendo al di qua di una certa linea ”folle” dalla quale mi faccio (troppo?) spesso sedurre.

Ma se, come ho sempre fatto, intendiamo una canzone come un’unione indissolubile e intrecciata di una musica e di un testo (e non quindi la mera somma di essi), beh allora serve un po’ più di partecipazione, di voglia, anzi, come mi piace sovente spiegare, di “bisogno” a monte.

Quali sono le canzoni del Bepi che più piacciono alla gente? Quelle che hanno dipinto, con semplicità ed efficacia, un popolo dal suo interno, riuscendo a toccare, con quell’unione di musica e parole (senza dimenticare l’intenzione della voce, del corpo, dell’atteggiamento…), le corde di molti, se non di tutti.

Se tu al Disco Sexy Bar non ci sei mai andato, sarà difficile che tu possa raccontare che cosa succede là dentro, che aria si respira…

Idem per un’osteria, uno stadio, un rifugio, un centro commerciale, una strada trafficata…

Per raccontare la vita di tutti devi fare anche tu, più o meno, quella vita. Allora sì, sei credibile…e vincente.

Da tempo sono quasi spettatore, invece, spesso persino controvoglia, di quel che mi succede attorno, anzi spesso nemmeno so che cosa succede davvero e ‘sta roba, se anche mi regala un po’ di fascino romito, mi fa perdere contatto col gruppone che procede spedito.

Non è solo questione di social o di tecnologia, ma proprio di usi e costumi, tendenze…e idee che stanno loro alla base.

Non mi piace il mondo che ho attorno, nemmeno quello in pace, figuriamoci quello in guerra: sono arrivato a un punto in cui o mi avveleno la vita cercando di averci forzatamente a che fare oppure me ne allontano, alla ricerca almeno di un po’ di serenità, visto che gli stimoli sono miraggi.

Si lavora sull’effetto, insomma. Farlo sulla causa sembra una battaglia persa, con grande dispendio di energie.

Non sono le condizioni ideali per scrivere canzoni “per tutti”, queste!

Purtì pasiènsa e cuntentìssa de quando sìe ü come óter.

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